Decreto Crescita e Art. 10

Decreto Crescita e Art. 10

In Gazzetta Ufficiale n. 151 del 28 giugno è apparsa la Legge n. 58/19 detta “Decreto Crescita”. L’articolo 10 tocca il mercato ITS in modo profondo per via dell’introduzione di nuove norme che regolano l’uso delle detrazioni fiscali a vantaggio del consumatore finale.

Applicazione delle detrazioni

Ricordiamo che le detrazioni sono riconosciute per le spese di:

  • riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento;
  • miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni, pavimenti, finestre, comprensive di infissi);
  • installazione di pannelli solari;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Per la buona parte degli interventi la detrazione è pari al 65%, per altri spetta
nella misura del 50%. Dal 1° gennaio 2018 la detrazione è pari al 50% per:

  • acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi e di schermature solari;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto (dal 2018 gli impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A sono esclusi dall’agevolazione. Se, invece, oltre ad essere in classe A, sono anche dotate di sistemi di termoregolazione evoluti è riconosciuta la detrazione più elevata del 65%.)
  • acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (stufe a pellet, pompe di calore, ecc).

Credito d’imposta? Si, ma non per le PMI.

Il consumatore: il cliente finale può richiedere uno sconto diretto in fattura di pari importo alla detrazione fiscale che otterrebbe in 10 anni. Una dinamica simile la vediamo anche nel Conto Termico dove il cliente può cedere il suo credito all’installatore ricevendo un beneficio immediato in fattura.

Il fornitore: colui che emette fattura avrà 2 possibilità:

  1. Rimborso sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali di pari importo. Soluzione poco praticabile a causa della struttura portante del mercato italiano costituita da migliaia di PMI con una capienza fiscale che si esaurirebbe in pochi interventi, quindi rendendo vano la possibilità di applicare la formula a tutta la clientela.
  2. Cessione del credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. Soluzione che comunque si rivelerebbe onerosa per chi cede e/o per chi prende in carico la detrazione. Rimane in ogni caso esclusa la cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari.

Prossima scadenza

Una scadenza importante per l’operatività dell’articolo 10 sarà a fine luglio quando l’Agenzia delle Entrate dovrà emanare il regolamento attuativo del provvedimento. Quindi: fino all’emanazione del Provvedimento da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate lo “sconto in fattura” non sarà praticabile.

La risposta delle Associazioni di categoria

L’ AGCOM, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha pubblicato sul suo Bollettino settimanale n. 26 il pronunciamento AS1592 contro l’attuale formulazione dell’articolo 10 che prevede l’ecobonus scontato in fattura per i lavori di efficientamento energetico. Purtroppo la comunicazione arriva tardi visto che l’articolo 10 è già divenuto legge.

La pronuncia firmata dal Presidente dell’AGCOM Roberto Rustichelli è rivolta ai Presidenti di Camera, Senato e del Consiglio dei Ministri.

Sostanzialmente l’AGCOM rileva che l’articolo 10 discrimina le piccole imprese a favore delle grandi, una tesi già sostenuta da Confartigianato e CNA e da tutte le associazioni del serramento e da tante altre associazioni e imprese nelle settimane scorse.

L’Autorità rileva che la norma in esame, nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni. Questo comportamento potrebbe possa generare un’indebita distorsione del mercato a vantaggio di pochi operatori, a detrimento delle imprese di medie e piccole dimensioni attive nell’offerta dei servizi di riqualificazione energetica, con evidenti ricadute negative ai danni dei consumatori, i quali vedrebbero significativamente ridotta la loro libertà di scelta.